Evadimoda

La giovane Sarah Luchetti Designer, riminese estrosa ed inventiva, si laurea presso l’Istituto Europeo di Design (IED) di Milano nel 2003. Migra oltreoceano più volte per acquisire un alto livello di linguaggio architettonico, attraverso la frequentazione di corsi specializzati e certificati in lingua inglese. Ha completato questa esperienza con la realizzazione dell’ambizioso progetto di seguire i lavori di costruzione per un appartamento plurimilionario a Bal Harbour (Miami), svolgendo al tempo stesso la professione di Interior Designer presso lo studio di Sam Robin (molto famoso per aver creato i negozi di Versace).

Nel 2008 torna in Italia per dar vita alla sua linea di borse romantiche. Dall’Interior Design alla moda o meglio agli accessori, cercando di offrire un prodotto pensato come se fosse una vera opera architettonica, dove si deve dare anima ad un ambiente senza tralasciare tutte le finiture. Così sono le borse di Sarah, progettate nei minimi dettagli, curando i particolari esteriori e le rifiniture interne con precisione certosina al fine di offrire un prodotto esclusivo e di stile.

 

Sarah Luchetti

 

 – L’idea di questa linea di borse quando nasce?
“L’idea nasce in America, osservavo le donne americane e notavo che nonostante il loro essere di moda “fashion” gli mancava quell’accessorio che le rendesse uniche e che le accompagnasse nelle loro giornate. Essere sempre impeccabili sia al lavoro, sia nel pomeriggio al mare e perché no, nel fine serata insieme agli amici o colleghi. L’Italia a confronto dell’America è un paese ricco di artigianalità, risponde meglio alla mie esigenze lavorative, ecco il motivo per cui ho deciso di iniziare qui questa esperienza.”

– La tendenza di oggi è cercare qualcosa che ci personalizzi, ci diversifichi da quell’omologazione che viene proposta, proprio puntando sugli accessori. Così anche le tue borse, essendo pezzi unici seguono questa attitudine?
“Si, non mi piace vedere le persone omologate, vorrei così riuscire a soddisfare le esigenze dei clienti attraverso però l’unicità del prodotto. Tante volte penso al materiale in disuso in ogni casa,    (tovaglie, vestiti, merletti, pizzi etc…), buttarlo via è un vero peccato. Vorrei che me lo portassero per creare insieme a loro qualcosa che possano di nuovo indossare, dandogli una nuova vita. La mia filosofia è cercare di dar vita a quello che sarebbe morto. Come la storia della borsa creata da una pelle di un vitellino che portava i segni della vita dell’animale, era bucata e graffiata, ho voluto mantenere i difetti perché penso siano l’unicità dell’essere.”

– Non avendo una rete di distribuzione non pensi di precluderti una vendita più estesa e quindi maggiori guadagni?
“Certo, quando riuscirò ad individuare una borsa che possa piacere al grande pubblico e che sia quindi commerciabile potrò investire in una rete di distribuzione, variando però il pellame e il tessuto o il decoro, per conservare l’unicità. Per il momento preferisco puntare sul pezzo unico anche perché dietro ad ogni borsa c’è un’anima, un concept, una ricerca che solo la designer riesce a trasmettere al venditore. È difficile che un rappresentante riesca ad entrare nella mia filosofia, dovrebbe lavorare a stretto contatto con me.”

– Oltre ai tre lucchettini degli anni ’30 che rappresentano il tuo logo, quali sono i dettagli che pensi caratterizzino la tua linea?
“Sono gli accessori che applico sulle borse che vengono decontestualizzati dal luogo e dall’uso di origine. Come ho fatto per la linea “Noire”, che fanno parte della prima collezione, l’ ispirazione è nata da una lampada di Brand van Egmond e poi sono stati inseriti come elementi decorativi dei gancini di nickel e fettucce di raso riconducibili ai bustier francesi. Un’altra caratteristica è il cercare di accostare ai materiali nobili come il pizzo o ai tessuti preziosi, il materiale di una volta come per esempio i manici in corda di lino intrecciati.”

 

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