Quando nel 2009 Evadimoda è nato come progetto universitario, non avrei mai immaginato che avrebbe varcato così presto i confini accademici. In poco tempo, infatti, il nome ha iniziato a circolare anche fuori dalle aule universitarie, attirando l’attenzione dei giornali e trovando spazio in articoli che raccontavano gli eventi da me organizzati sotto questo brand.
Il Resto del Carlino, ad esempio, mi ha dedicato più di un articolo, raccontando prima le mie esperienze di body painting e performance artistiche in Riviera, e poi il passaggio “da modella a stilista”, sottolineando come tutto sia iniziato quasi per gioco, da un grembiule, e sia diventato presto un percorso professionale con il mio marchio registrato.
Quelle pagine di giornale non sono semplici ricordi: sono la prova che Evadimoda è sempre stato qualcosa di vivo, capace di trasformarsi da idea a realtà, di farsi notare in un panorama complesso come quello della moda. Ogni evento organizzato era un piccolo laboratorio creativo, in cui stile e innovazione si intrecciavano, e ogni articolo che ne parlava era una conferma che la strada intrapresa aveva un valore autentico.
Accanto agli eventi, c’è stata anche la mia esperienza come stilista: i cataloghi di abbigliamento che ho curato raccontano una parte importante di questo percorso. Erano progetti concreti, fatti di ricerca, tessuti, abbinamenti e visioni, ma soprattutto erano un modo per dare forma a quell’idea di moda che da sempre mi accompagna: una moda accessibile, emozionante, capace di riflettere il tempo in cui viviamo.
Oggi, rileggere quegli articoli e sfogliare quei cataloghi significa guardare indietro e vedere come Evadimoda sia cresciuto senza mai perdere la sua identità. E significa anche ricordare che le vere “scelte furbe” – quelle che ti cambiano la vita in meglio – sono spesso quelle dettate dalla passione, dalla voglia di rischiare e dal desiderio di raccontare qualcosa di diverso.
Evadimoda continua oggi il suo cammino online, come rivista indipendente di moda e lifestyle, ma il suo cuore resta lo stesso: un mix di ricerca, creatività e libertà di espressione.


