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Dalla Bottega Al Museo

In un piccolo paese della Romagna è nato un magazzino con 250.000 capi raccolti dal 1980 ad oggi. Servono a studenti e multinazionali per studiare e aggiornare la moda. Attilio Mazzini, all’interno del suo stabilimento a Massa Lombarda (RA) ha creato nel tempo degli archivi di ricerca per la moda destinati a studenti, ricercatori e stilisti. Offre abbigliamento e accessori vintage (di culto): capi firmati, borse, scarpe, sportswear, capi militari ma non solo.

Il suo obiettivo è archiviare capi contemporanei particolari che possano poi diventare fonte di  ispirazione e stimolo a future collezioni di moda. Questa attività è iniziata più di vent’anni fa quando il mercato del second hand vantava ben pochi estimatori. Ecco perché Mazzini ha creato un luogo in cui i capi assumono un valore affettivo oltre che reale.

 

Archivi di ricerca - Second Hand

 

– E’ partito da un negozio per arrivare agli archivi. Un mestiere decisamente strano il suo: archivista di moda. Che roba è?
“La storia dei nostri archivi nasce da una passione e da un’esigenza commerciale. Una delle strategie che usavamo era ritirare l’usato in cambio di uno sconto sui nuovi prodotti. Fu allora che iniziammo a conservare ciò che ci portavano. I capi che conserviamo sono legati a momenti storici precisi, ad esempio gli anni ’80, periodo in cui la struttura è nata, e meritano di essere osservati, studiati e compresi. Alla raccolta del presente abbiamo abbinato una meticolosa ricerca del passato, dei capi che riteniamo più interessanti ai fini di studio. Se questo serviva a chiudere il cerchio della nostra collezione, il punto fermo resta comunque il presente, perché risponde meglio all’esigenza di capire come la moda si evolve. Oggi siamo uno dei più importanti archivi d’Italia; certamente non l’unico, ma di sicuro siamo tra coloro che fanno un’ottima conservazione del materiale e della visibilità.”

– Agli “Archivi di ricerca” si rivolgono gli stilisti, che attraverso la ricerca creano le loro collezioni. Ricerca ma non solo, bensì anche trattamenti dei tessuti. Esatto?
“La moda è diventata sempre più veloce, il mercato cambia rapidamente. Chi opera nel settore ha la necessità di trovare subito qualcosa di pronto, che sia di imput veloce e riproducibile. Nonostante ciò manteniamo l’attività commerciale – i negozi – ma preferiamo quella di consulenza per gli studi stilistici. Infatti vedere cosa ci chiede il cliente, chiunque esso sia, ci permette di comprendere al meglio l’evoluzione della moda, la tendenza che si svilupperà in futuro. Per questo investiamo sempre meno sul passato e ci concentriamo sul presente. Lavoriamo stagione per stagione, cercando di notare e prendere ciò che la gente non è riuscita a percepire fino in fondo. Chi entra nella nostra struttura ha la possibilità di fare ricerche, di studiare modelli, di lasciarsi emozionare dalla moda, dal suo passato, dalla sua storia. Questa è una professione meravigliosa, dove noi cerchiamo di creare emozioni. C’è bisogno di emozioni, solo con esse si può andare avanti. Se riusciamo ad emozionare un addetto ai lavori, uno stilista, un assistente, lui lo trasferirà nel suo lavoro e quindi nelle sue collezioni, arriverà anche al pubblico. Anche se siamo un granello di sabbia rispetto alle grandi aziende che hanno una disponibilità finanziaria in grado di permettere sperimentazioni  in tecniche e materiali, cerchiamo comunque di indirizzare chi ci consulta verso il futuro attraverso il passato e il presente recente. La nostra esperienza spazia poi anche sui trattamenti. Ci affidiamo ad un vero e proprio alchimista, Fulvio Luparia. In questi ultimi tre anni sono nati così migliaia di capi particolari: scrostato, sporcato, gommato, cerato.”

– Tutto ciò che nella moda riconduce al passato lo chiamano vintage. È così anche per lei?
“ Vintage non è un termine che amo molto usare. Serve soprattutto per comprendersi quando si parla di ”cose vecchie o usate”. Prendi ad esempio la nostra filosofia: recuperiamo dal passato, in prospettiva futura. Potrebbe essere definito vintage, ma è completamente diverso da ciò che il mercato del vintage vuole. Preferisco restare neutro rispetto a questo circuito. Prendiamo questo vestito di Jean Paul Gaultier 89/90 (siamo con Attilio Mazzini in uno dei suoi archivi: ndr) : questa è un’opera d’arte! E’ una fonte inesauribile di spunti per chiunque lo voglia osservare e analizzare e, a differenza del vintagista che lo rivenderebbe, noi lo conserviamo e lo mettiamo a disposizione degli uffici stile.

– Progetti?
“Uno dei miei sogni è di poter realizzare un unico archivio di ricerca della moda. Un ambiente che raggruppi archivi provenienti da più strutture, che sia accessibile alle scuole come alle multinazionali del settore. Vorrei suddividere questo spazio, includendo anche un’area di studio e una di manutenzione. Avevamo individuato una zona a Massa lombarda (ra), ma ancora siamo indietro e viviamo nell’urgenza di catalogare, fotografare, documentare oltre 250.000 capi, dagli anni ’40 ad oggi. Vorrei lasciare questo, in eredità, ma oggi la crisi sta colpendo un po’ tutti. Lo Stato deve tagliare, e inizia sempre dalla ricerca, invece di puntare alla qualità, al talento. Così fanno le aziende, come se seguissero la linea nazionale, e anche noi ne subiamo le conseguenze. Credo invece si dovrebbe puntare sul futuro ed investire in questo settore…”

– I suoi peccati di moda?
“Amo le collaborazioni. Se funziona la struttura, se chi occupa i vari passaggi è altamente qualificato, anche il prodotto finale funzionerà. La mia mansione è quella di evocare la storia dei capi che si trovano nei miei archivi e riuscire a trasferirla emotivamente, come più di una volta sono stato in grado di fare.”

 

 

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