skip to Main Content
Danny Design

Danny nasce a Rimini nove lustri abbondanti or sono, e già da bambino si capisce quello che avrebbe fatto da grande: comincia a disegnare ancor prima che a parlare, e mentre i coetanei si sbucciano le ginocchia sui campetti di periferia, lui preferisce immortalare sulla carta automobili, moto, supereroi, astronavi, oggetti e persone.

Comincia giovanissimo a fare sul serio nel campo della grafica e del design: a poco più di vent’anni inizia a dedicarsi alla progettazione di marchi e logotipi aziendali, impianti pubblicitari, strutture di segnaletica aziendale, personalizzazione di automezzi e vetrine. Parallelamente cura l’esecuzione di progetti di immagine coordinata e pubblicità editoriale.

Dal 1992, celandosi dietro lo pseudonimo Danny Irreparabili, pubblica oltre 150 articoli di satira del costume riminese, corredati da altrettante vignette, sul periodico “Chiamami Città”.

Nel 1997 esce il libro “L’evoluzione della specie”, antologia dei primi 60 articoli pubblicati.

Dal 1998 si avvicina al mondo del Web, realizzando diversi siti in HTML, CSS, Javascript, jQuery e Flash.

 

– Come ti descriveresti?
“Se devo essere sincero, credo di essere il re dei talenti inespressi. Mi spiego meglio: spesso il percorso di un designer dipende dalla fortuna di trovare situazioni, persone ed ambienti che permettano, ed anzi incoraggino, lo sviluppo delle sue capacità espressive. Negli anni migliori della mia vita questo non è successo, anzi mi sono spesso trovato in ambiti lavorativi dalle caratteristiche diametralmente opposte. Sono però convinto che il talento, specialmente quando è accompagnato dalla precisione e dall’impegno, non possa restare ignorato in eterno: per questo, nonostante non sia più un ragazzino, cerco di dare sempre il massimo in tutto quello che faccio”.

– Il design, ovvero la progettazione estetica di ogni forma, può essere considerata arte?
“Arte è passione, istinto, espressione di libertà e personalità. Il lavoro del designer purtroppo deve sottostare a regole che spesso limitano tutto questo: un artista non dovrebbe mai avere scadenze, tempi di consegna e clienti da accontentare, e nel momento in cui si deve scendere a qualsiasi tipo di compromesso sparisce quella sottile linea di demarcazione tra il volere e il dovere. La stessa differenza che c’è tra creare e realizzare, tra ideare e produrre, tra sognare e pensare. L’arte è fatta della stessa materia di cui sono fatti i sogni, e non c’è niente di più difficile e inutile che cercare di spiegare ad un’altra persona cosa hai provato durante un sogno”.

– Che cosa vuol dire per te essere artisti?
“Come ho già detto, arte è passione e istinto. L’artista è colui che sa riempire un vuoto con i mezzi che preferisce, siano essi segni grafici, note musicali o parole; e il tutto senza dover pensare al risultato finale, perché in realtà il lavoro terminato è solo un piccolo compendio della fatica, dell’amore, della passione che ogni artista riversa in ciò che fa. L’opera finita potrà non piacere a nessuno, anzi potrà anche non essere mai vista da nessuno al di fuori del suo creatore, ma questo non influirà sul suo valore. L’Arte, quella con la A maiuscola, è una questione personale tra l’artista e le sue emozioni”.

– Cosa impone il rinnovamento estetico di ogni forma?
“Banalizzando, potremmo parlare di mode che si alternano e si rincorrono, esattamente come accade per gli abiti e le calzature; anche nel web design nascono tendenze che si ispirano al graffitismo, al cyberpunk, al seventies-style e mille altre connotazioni. In realtà, oltre la facciata, l’unico vero cambiamento epocale dell’ultimo decennio è stato l’avvento di Flash, strumento che ha generato una vera e propria rivoluzione visiva, unitamente alla sempre maggior velocità e ampiezza di banda necessarie per la navigazione. Ora che lo tsunami Flash si sta esaurendo, o meglio sta tornando ad essere funzionale al suo scopo, non ci sono in vista vere rivoluzioni di stile; e questo a mio parere è un bene, perché vedo nel web una metafora di democrazia che può, e deve, fare a meno di esercizi estetici fini a sé stessi. Non a caso le attuali linee ispiratrici prevedono una grande semplicità e ariosità, ben interpretata da vere istituzioni come Google, YouTube e Facebook”.

– I web e graphic designer amano sperimentare soluzioni nuove a livello grafico di impaginazione o di interfaccia, a volte alcune idee si diffondono e diventano un classico. Qual è la tendenza?
“In questo momento stiamo uscendo dal periodo barocco del graphic, e soprattutto del web design: strumenti potenzialmente formidabili come Flash sono stati usati più per l’autocelebrazione di molti creativi che per il miglioramento dei contenuti. Dopo anni di animazioni pesantissime fini a sé stesse il web sta ritrovando la sua dimensione più utilizzabile ed umana: ora le pagine sono di nuovo lineari e leggibili, le interfacce fantascientifiche stanno lasciando il posto al minimo indispensabile per fruire di ciò che veramente serve, in modo rapido e comprensibile. Il paradigma di questa evoluzione è il cosiddetto web 2.0, che in attesa del web semantico ha posto le basi di uno stile asciutto e privo di orpelli inutili: se fino a qualche anno fa l’imperativo era stupire a tutti i costi, oggi le parole d’ordine sono diverse: accessibilità, velocità, indicizzazione e condivisione. Non dimentichiamo poi fenomeni come i Blog e WordPress, che stanno dando il loro contributo alla democraticizzazione del web.”

– Qual è la tentazione a cui non puoi resistere nella moda?
“Devo confessare di non essere un modaiolo, nel senso stretto del termine: posso sopravvivere senza abiti o scarpe firmate, anzi trovo che non sia il modo migliore per investire le poche risorse che questo periodo ci lascia a disposizione. Amo invece l’espressione della creatività in ogni sua forma, con un’attrazione particolare per un oggetto che sa trasmettermi emozioni visive come nessun altro: …è la moto, che paradossalmente non possiedo, ma che trovo una delle cose più coinvolgenti che possa uscire dalla matita di un designer”.

– Hai creato diversi siti magnifici, ma cosa ne pensi della tua ultima creazione: Evadimoda?
“Evadimoda è forse il lavoro nel quale ho potuto esprimere al meglio la mia concezione di web design: l’ambiente è minimale e non saturo di elementi, la navigazione è chiara, l’animazione Flash è un complemento e non è strutturale. Un grande lavoro è stato fatto poi per implementare la gestione dei contenuti, permettendo l’inserimento dei medesimi da un pannello di controllo semplice e razionale. Per il logo e i vari elementi grafici ho fatto ricorso a quel “vector style” che amo da sempre e che rappresenta sicuramente l’ultimo grido in fatto di design per il web”.

http://www.dannydesign.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top
×Close search
Cerca