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Giovane Gallerista Contemporaneo

Fabio Tiboni si laurea nel 2003 a Bologna, presso il Dams, in estetica e arte contemporanea. È la tradizione di famiglia, suo padre gestisce la TxT prima e la galleria Fabjbasaglia poi,  che lo porta a organizzare eventi e mostre in campo internazionale. La ricerca lo spinge a seguire dei progetti espositivi di giovani artisti, come avviene con “Accademia inContro” in occasione della Fiera Europea della Gioventù del 2004 a Rimini. Per l’occasione, vengono invitate 10 Accademie di Belle Arti italiane, dove i docenti di riferimento propongono quattro tra gli artisti più promettenti. Da allora seguono due progetti, uno sulla street art dal titolo “Stay with us”, l’altro per l’Artissima di Torino dal titolo “M di Mare”, aperta anche a nuovi talenti internazionali. Dal 2007 dirige una galleria a Bologna che porta il suo nome, dove propone artisti italiani soprattutto, ma anche stranieri, che appartengono alla sua generazione.

 

Fabio Tiboni

 

– Perché hai scelto Bologna, abbandonando la tua città natale, Rimini?
Sentivo la necessità di espandere le mie esperienze in una città più grande. A Rimini non sarei mai riuscito ad attuare il mio progetto. Bologna ha anche una collocazione geografica ideale, per la sua centralità in Italia. Il mio scopo è di valorizzare artisti italiani per un pubblico italiano. Se avessi voluto aprirmi a un panorama internazionale, avrei scelto Milano, ma come prima esperienza sarebbe stata una scelta azzardata.”

– Le gallerie d’arte sono spesso spazi vuoti, dove l’arredamento è ridotto all’essenziale…
“Sì, vero. In una galleria l’arredamento rischia di diventare un elemento di disturbo, a volte inquinante rispetto a ciò che le opere vogliono esprimere. La vacuità degli spazi lascia alle opere maggiore libertà di espressione. Anche i colori delle pareti aiutano a valorizzare l’arte. Il bianco è il colore che più si addice. L’ambiente in cui ci si immerge deve essere il più possibile neutro.”

– Quando cerchi gli artisti, quali sono i canali che usi?
“Inizialmente visito gli studi, le accademie. Poi passo ai giovani curatori, ai critici in erba, che spesso sono fonte di idee innovative. Le fiere non sono il luogo ideale. Quando un artista arriva a quel punto, significa che ha già trovato chi ha fiducia in lui, che è troppo tardi.”

– Nel modo in cui descrivi le tue esperienze traspare la tua passione. Parlami dei tuoi artisti, del rapporto che vi lega…
“Negli artisti contemporanei esiste una componente emotiva molto forte. Sono dei creativi che penso abbiano bisogno di un confronto, di qualcuno che gestisca questa loro emotività. Sto sperimentando un’esperienza di gruppo con gli artisti che rappresento. Abbiamo deciso di incontrarci, tutti insieme. Quello che desidero è creare una sintonia che porti ad un equilibrio, a una stima e una fiducia reciproca, in modo che ognuno di noi abbia la possibilità di migliorare attraverso il confronto.”

– La società influisce su tutto, anche sul modo di pensare. Vale anche per gli artisti?
“L’artista è un filtro della società, della realtà. Non mi interessano quelli che si limitano a riprodurre la realtà, voglio coloro che sappiano interpretarla, che riescano a creare modelli attraverso le arti visive, come pittura, fotografia, video. Che sentano le vibrazioni del loro lavoro, al punto di riuscire a muoverti qualcosa dentro.”

– Sto pensando alla Pop Art, a Andy Warrol, all’estremizzazione del mercato dell’arte. Quand’è che il mercato entra nell’arte, definendone il valore?
“L’arte nasce già con un valore. Creare richiede energia, studio, dedizione, passione. All’inizio questo valore è solo emotivo. Poi diventa culturale, e se ciò viene riconosciuto pubblicamente, abbiamo un ulteriore incremento. Mercato e creatività sono in simbiosi, non possono fare a meno l’uno dell’altra. Se togli i creativi da una società, togli il futuro a quella società, sia esso cultura o economia.”

– Come ti arricchisce questa esperienza?
“In molti modi. Oltre all’apprendere, affino la mia sensibilità estetica ed allargo i miei orizzonti, pur consapevole che tale specificità potrebbe essere solo una fase della mia vita.”

– Questa esperienza bolognese è molto ambiziosa. Ti piacerebbe trasferirla su Rimini?
Sarei molto felice di farlo, ma temo che Rimini non sia ancora pronta. Non la vedo interessata alla contemporaneità. Credo comunque che il suo futuro sia legato anche ad una crescita in questo senso. Quando accadrà, sarò molto lieto di tornare qui. Per ora, confido nei giovani.

 

Fabio Tiboni

 

 

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