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Il Mare D’inverno

Anche Rimini affronta la sua evoluzione e non si arresta. Dalla città delle vacanze estive, si è sviluppata una realtà molto più ampia. Il cortometraggio “Il mare d’inverno” vuole evidenziare questa trasformazione. La nuova tendenza è quella di una città non solo estiva, ma anche invernale. Nuovi luoghi, nuove strade, nuove persone che vi si trasferiscono per studio o per lavoro. Tutto ciò è la conferma che Rimini è oramai un minimondo.

Giacomo Sorangelo in arte Giacomo Lopez nasce nel 1975 a Roma. All’età di tre anni si trasferisce a Rimini, compiendo il percorso inverso di Fellini. Posso sicuramente descriverlo come un personaggio estroverso dalle sfumature colorate. La sua voglia di vivere è un mezzo per trasmettere ad altre persone di credere nei sogni e di non arrendersi di fronte alle difficoltà. All’età di 18 anni decide di studiare per seguire la sua passione, la recitazione. Frequenta il primo laboratorio sul metodo “Stanislavskij”, diretto da Natasha Florenskaia. Da qui comincia ad immergersi nel mondo della tecnica teatrale.

Il suo esordio inizia in teatro, recitando per alcune opere vaudeville – commedie leggere in cui alla prosa vengono alternate strofe cantate su arie sconosciute – dal titolo “Leonia é in anticipo” e  “Le sorprese del divorzio”. Partecipa inoltre alle rappresentazioni di importanti opere teatrali come “Enrico IV” di Pirandello e “La bottega del caffè” di Goldoni. Seguono subito altre commedie recitate nei diversi dialetti italiani. Durante questi anni prende parte ad alcuni video musicali, come “Una canzone d’amore” degli 883, ed a spot pubblicitari per vari prodotti.
Oggi Giacomo ha concretizzato il suo desiderio ultimo, riuscendo a realizzare il suo primo cortometraggio: “Il mare d’inverno”. Questo evento segna un suo personale passaggio; se prima era ripreso dalla videocamera, ora si trova dall’altra parte dell’obbiettivo, creando le immagini in modo più completo.

 

Giacomo Lopez

 

Giacomo Lopez

 

– Per realizzare questo progetto hai mostrato una forte determinazione. Hai investito in una tua idea e per la prima volta ti sei calato nella figura del regista. Qual è la base della tua volontà?
“Questo cortometraggio nasce dalla volontà di rappresentare una realtà che da sempre attraverso gli anni d’oro della “Dolce vita” felliniana, ha suscitato grande magnetismo. È una spassionata dedica alla città di Rimini, in cui vivo e ogni giorno osservo e ammiro la sua bellezza. Ho cercato di far capire, con questo spunto, che c’è sempre una Rimini viva, che pulsa anche d’inverno. Perché le cose belle vanno mostrate, oltre che vissute, altrimenti nessuno le conoscerà. La cosa peggiore che possiamo fare è tenerle solo per noi. Senza tanta presunzione, senza volermi lodare, penso che il vero artista è colui che condivide la propria arte con gli altri, non in modo egoistico. Questa è la base della mia volontà!”

– Il corto vuole raccontare attraverso la storia di tre ragazzi , la goliardica vita cittadina di Rimini nella stagione invernale. Ma cosa influisce nel far si che questa città sia sempre una meta turistica ambita d’estate e viva d’inverno anche se ancora poco frequentata?
“Il fascino che caratterizza Rimini è dovuto soprattutto alla proverbiale empatia dei romagnoli. Sicuramente anche noi senza la nostra terra non saremmo così coloriti. È una simbiosi tra le persone e questa città in cui esse vivono. Rimini ha ricevuto e riceve però una connotazione prevalentemente estiva, trascurando purtroppo il periodo invernale a cui ho voluto donare una rinnovata dignità. Attraverso questa panoramica cinematografica , mi sono posto l’obiettivo di far emergere la metafora della dimensione invernale romagnola: lo sdoppiamento della città in due fasi opposte e complementari.

– Con la globalizzazione ed il ritmo della vita sempre più dinamico il mondo tende irresistibilmente all’unità. Anche le realtà provinciali riescono così a parlare al mondo intero. Quali sono le nuove tendenze di Rimini?
“La volontà di far vedere l’evoluzione di Rimini è unita al fatto che è da un po’ di tempo che non se ne parla. Rimini in questi ultimi decenni si è evoluta e per alcuni aspetti anche involuta, non soltanto culturalmente, ma diventando a tutti gli effetti un microcosmo. Con la globalizzazione, non esiste più solamente il romagnolo puro sangue, ma anche quello dal sangue misto, il new romagnolo. Un po’ come me, cioè persone che non sono nate qui, ma che si sono integrate con gli anni, vivendoci, nonostante non affondino le loro radici nella romagna e non parlino in dialetto. Anche la città sta cambiando aspetto, sono stati realizzati nuovi progetti urbanistici, come la nuova darsena, la nuova fiera, e inserimenti di servizi di rilievo come il polo universitario, o con una caratteristica più commerciale il centro “Le befane”, senza escludere i progetti ancora non iniziati come il prossimo cambiamento del lungomare. Questo passaggio tra il vecchio e il nuovo avviene però senza la perdita delle radici, mantenendo così diverse connotazioni del passato. Rimini è, per fare un esempio, come una pianta che sta crescendo fortificando le proprie radici, divenendo più grande, più bella, con più foglie e più colori”.

– Nuovi progetti?
“Ho terminato la scrittura del soggetto per un film, che continuerà il tema del cortometraggio: “Il mare d’inverno”. E’ un soggetto più completo con personaggi nuovi, che a differenza del corto, hanno una connotazione più particolare e un ruolo preciso. Posso anticiparvi che sono personaggi i quali svolgono tipici lavori estivi. Ho cercato di svelare la loro intimità invernale, svelando di conseguenza l’intimità invernale di Rimini. Non voglio svelarvi di più, ma spero che i turisti estivi possano diventare tutti spettatori di questa realtà, al cinema prima e di persona poi.”

 

 

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