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Nonsolomoda

A colloquio con alcuni  redattori della più popolare trasmissione televisiva dedicata al mondo della moda. Dopo 26 anni il più popolare programma di nuove tendenze ascolta la crisi e si adegua: più rispetto dei costi e della natura. Per chi si interessa di moda e di tendenze è ovviamente “naturale” seguire anche i media. Tra gli addetti ai lavori e non solo è da sempre un appuntamento obbligato quello con alcune trasmissioni televisive dedicate al settore. Tra le più vecchie e quindi seguite c’è Nonsolomoda, che va in onda il giovedì sera dopo mezzanotte. Ne parliamo con alcuni redattori di questa prestigiosa testata: Raffaella Bianchi, Paola Acquati, Liana Molinari, Paolo Gennari e Diana Da Ros.

 

Nonsolomoda

 

– Nonsolomoda nasce nel 1983, mi parlate dei vostri inizi?
“Nonsolomoda  nacque a immagine e somiglianza del direttore Fabrizio Pasquero – risponde Raffaella Bianchi – e di tutti noi che facciamo parte della redazione. Siamo arrivati avendo una responsabilità che poi si è allargata, ognuno con la sua specificità. Però siamo assolutamente interscambiabili. Il direttore dà l’imprinting,  poi ognuno di noi porta il suo contributo. Fabrizio Pasquero ha sempre avuto grandi passioni, non solo per gli abiti e le tendenze ma anche per il design, le moto, un certo tipo di collezionismo, i libri, i viaggi. È sempre stato attratto da un’immagine legata a un certo stile. Ha un passato da grafico, poi giornalista, fino a diventare direttore di Linea Italiana per tanti anni. La moda negli anni ‘80 era solo sulle riviste, lui capì che era il momento giusto per portare la moda in televisione, una novità assoluta. Questo rispecchia non solo l’inizio di “Nonsolomoda”, ma dopo 26 anni che andiamo in onda, si deve comunque cercare di mantenere quella che è la nostra immagine e la linea editoriale”.

– Qual è stata nel corso di tanti anni l’evoluzione del programma e quale oggi la vostra tendenza?
“Quello che abbiamo cercato di modificare nel corso degli anni – risponde questa volta Liana Molinari –  è il linguaggio. Via via quello visivo si è alleggerito, passando dalla ripresa con la pellicola (praticamente si lavorava come se dovessimo fare del cinema), ai mezzi più leggeri. Siamo diventati così più veloci, dedicando una grande attenzione al montaggio con la musica e i testi che si adeguano a quello che stai vedendo. Quando abbiamo iniziato negli anni ‘80, c’era un certo modo di parlare e di fare riprese adeguato a quegli anni. C’era la tendenza a un taglio più rapido, tipo il video clip musicale, mentre negli anni ‘90 ed anche ai giorni nostri abbiamo molto rallentato. Oggi non funziona più questo show off, quindi cerchiamo di sintonizzarci con quello che è il mood, un taglio dinamico ma più lento rispetto a quello di 25 anni fa. Oggi siamo abituati socialmente, culturalmente a vedere le cose più velocemente. Tenere l’attenzione sullo stesso argomento per un lungo periodo diventa stancante, così abbiamo adattato anche il format televisivo, diminuendo la durata della puntata che è formata da più servizi ma più brevi, per tenere l’attenzione sempre viva.”

– Da gennaio su “Nonsolomoda” appare una mela. Da dove nasce questa idea?
“Tutto era nato – interviene Paolo Gennari –  dalla ricerca che ci aveva fatto fare a settembre il direttore. Ci disse: “Trovatemi tutti i frutti che sono antiossidanti”. L’idea infatti era quella di quanto sia importante nella dieta combattere i  radicali liberi,  per cui una mela al giorno combatte l’invecchiamento e aiuta a mantenersi giovani. E noi siamo…una mela alla settimana contro i radicali liberi di una certa televisione. Nelle prime puntate mostravamo il limone (e Silvia Toffanin nel promo affermava “Spremeteci”), poi la mela… e chi guarda lo spot pensa “e ora cosa si inventeranno?” E’ un modo anche per creare aspettativa.”

– L’attuale durissima crisi mondiale incide e quanto sui consumi italiani?
“Certo che incide, stiamo molto più attenti ai consumi. Questo ombrello di crisi – dice Raffaella Bianchi –  si riflette un po’ su tutti i settori purtroppo e porta a un rallentamento, di tutto il settore se non addirittura ad una vera e propria stasi. Girano meno soldi, quindi la gente comincia ad eliminare alcuni consumi. D’altra parte però c’è una fascia benestante e anche oltre, che invece li ha alzati, per cui se deve spendere, spende al massimo. La famosa forbice che si allarga sempre di più. Nella moda, nei consumi, nei viaggi abbiamo notato che ci sono dei consumi più mediati, più intelligenti, come l’uso del tempo libero che è molto più attento, più mirato.”

– Le ultime tendenze che avete registrato?
“Abbiamo dedicato un servizio a tutti quei marchi di grande distribuzione come Mango, h&m e Zara, sono quelli che negli ultimi anni sono esplosi e hanno da una parte un po’ soffocato il pret-a-porter. L’alta moda – tocca a Paola Acquati rispondere – è sempre l’alta moda, quei tipi di consumi si rivolgono ad un pubblico talmente alto che è intoccabile e intaccabile dalla crisi. È diventato di moda mescolare e mi spiego: fa chic avere la gonnellina di Zara e magari il cappottino di Dolce e Gabbana. Anche i grandi marchi vogliono entrare nel settore pronto moda. Roberto Cavalli ad esempio ha disegnato capi per H&M.

C’è un’altra tendenza importante. Da diverse stagioni che dedichiamo parecchio spazio al rispetto del pianeta, all’ecologia e all’ambiente. Prendiamo come esempio Freitag, un marchio di Zurigo che vive una realtà basata proprio sul fattore ecosostenibilità, riutilizzando i vecchi teloni degli autocarri e altri materiali per produrre borse e accessori. Quindi, non solo nella moda, quando è possibile ci piace essere portatori di questi principi.”

 

 

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