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L’uomo Delle Sedie

Creatività e manualità sono due parole chiave che racchiudono tutta l’arte di Akam. Ugo Bugliari Armenio, in arte Akam, è un giovane creatore artistico indipendente originario di Bergamo. Il suo talento consiste nel saper creare oggetti vivi, con una loro energia positiva che riesca a spandersi negli ambienti in cui saranno collocati. La creatività e la manualità sono elementi essenziali nella concezione di queste opere. Così una sedia da osteria diventa un dipinto a mano su cui ci si può sedere, e la sua arte la trasforma in un oggetto da esposizione, in mostra presso Spazio Pontaccio a Milano.  Quando si parla di nuove tendenze nell’arredamento spesso spuntano le invenzioni di Ugo Bugliari  Armenio

 

Akam art

 

– Come si diventa creatore artistico?
“Sin da bambino mi esprimevo molto attraverso i lavori manuali. Lavoravo la creta, usavo il traforo, ma non solo: a scuola ho dato vita ad un giornale di cucina, ‘Insalata Russa’, cui col tempo sono seguite giornate di cucina in classe; ho imparato a fare l’uncinetto e a disegnare i revers delle giacche. Credo sia ereditaria, la mia creatività  e la mia manualità. La mia famiglia ha tradizioni artigiane da generazioni. Mio nonno e mio zio lavoravano col cuoio, mia madre è sarta, mio padre falegname.”

– Come vivi l’arte? Come ti esprimi?
“Fare complementi d’arredo è la parte che amo di più. Fare sedie, soprattutto. Per me arte è sfogliare una rivista, cogliere i colori, osservare i tessuti, le tramature, le forme. È fantasia, creatività, è guardare un oggetto e esprimere un pensiero artistico. Vorrei spaziare a 360°, dar vita ad opere particolari, ma non posso fare tutto. Così mi concentro sulle sedie, il mio indirizzo principale.“

– I primi lavori?
“Sono stato cuoco per case private, ho scolpito ghiaccio o burro per negozi di gastronomia, elaboravo piatti di gelatina, decorati; ho fatto candele e collane. Nel 1994, con una mia amica di Bergamo, iniziammo a prendere sedie vecchie e a rivestirle di carta e a decorarle. Col tempo ne è nata una passione. Ho creato una linea, Animal, che richiamava i manti zebrati, maculati, degli animali. Un amico, Marco Rossi, aveva un’osteria e mi propose di creare un angolo apposito con le mie creazioni.  In poco tempo quel tavolo divenne il più prenotato del locale, così ci dedicammo con più continuità a questa produzione. Dopo il suo ritiro, proseguii l’esperienza. Marco diede tutte le sedie a Mark Vetri, noto chef americano, che vedendole se ne innamorò e le portò a Philadelphia per allestire parte della sua famosissima osteria. È iniziata così la mia passione per le sedie e i complementi d’arredo.”

– Da un’osteria al Salone del  Mobile di Milano, un bel salto…
“Secondo me Milano è la più importante vetrina a livello mondiale per il design. C’ero stato due anni fa, come visitatore. Il fuori Salone è stata la parte che più mi è  piaciuta, un circuito creato all’interno della città dove l’arte si esprime a 360°, dagli Swarovsky agli artisti di strada. Durante quell’evento ne ho approfittato per prendere dei contatti, ma in verità non pensavo che qualcuno mi avrebbe poi cercato davvero, anche se ci speravo tanto. Quando ricevetti la telefonata di Spazio Pontaccio, in zona Brera a Milano, che mi chiedeva di vedere una mia collezione, fu una sorpresa. Rimasero colpiti dal mio lavoro, ed oggi sono presente nelle loro collezioni 12 mesi all’anno. C’è sempre qualcosa di mio, nella loro vetrina. Grazie a loro ho potuto collaborare con un architetto e dei designer per mettere in gioco le mie capacità. Ne venne fuori Malibù, un set costituito da alcune sedie stupende, con parti in legno e righe colorate che richiamavano il nome, e un tavolo ricavato da una tavola da surf.  È stato importante anche per la visibilità: il Mint Shop di Londra ha acquistato uno dei miei set, questo mi spinge ancora di più a continuare.”

– Progetti?
“Sicuramente voglio mantenere la mia linea di sedie, ma sento il bisogno di cambiare, di dedicarmi al complemento d’arredo sotto altre forme, come vetrinette o mobili o librerie. Ho molte idee, sono progetti che un domani vorrei poter proporre.”

– Quali le attuali tendenze?
“È difficile definire una tendenza. Ci sono stili diversi, forme sobrie o stondate, colori shock, è cambiato anche il modo di fare design. Quello che vedo io è che si sta guardando agli anni 50 e 60, ma non al Pop: legni colorati, forme bombate delle sedie. Stanno tornando forse gli anni dei grandi stilisti, designers, architetti, come Gio Ponti e Colombo. I giovani artisti si rifanno molto a quello che è il vero design, quello delle origini.”

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