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Vive Di Celebrità

Anna Peggion, per anni maestra di bellezza ora si occupa di management del talento. Una vita passata tra moda e sfilate. In un sito che si vuole occupare di moda e tendenze incontrare una “maestra” di bellezza come Anna Peggion è praticamente obbligatorio. Questo personaggio milanese gode di grande stima e notorietà nel settore e dopo una vita passata tra stilisti e sfilate – iniziò come responsabile della John Casablancas Milano importando quella scuola di modeling e sviluppo personale in Italia negli anni ’80 – ora si occupa prevalentemente di management del talento. Anna, in veste di opinionista, appare in molte trasmissioni radiofoniche e televisive, si occupa anche di valorizzare nuovi talenti. Insomma, moda e bellezza a 360 gradi.

 

Anna Peggion

 

– Dalla scuola di modeling all’agenzia per modelle e celebreties. Dalla John Casablancas alla Why not. Un’evoluzione naturale?
“John Casablancas è una scuola di modeling e sviluppo personale, svolge l’attività di ricerca e formazione non solo per modelle ma anche per le ragazzine affinché acquistino più sicurezza di sé, si amino di più e si sentano meglio con  se stesse. Dalla John Casablancas sono uscite tantissime modelle italiane che poi sono diventate famose nel mondo. Da alcuni mesi sono passata all’interno della Why not destinata al management del talento. Quindi mi occupo dei grandi clienti e particolarmente del reparto celebrities , perché oltre alle modelle la Why not rappresenta alcune fra le attrici italiane più affermate come Isabella Ferrari, Valeria Golino e Kasia Smutniak.”

– Anche la bellezza nel corso degli anni cambia e si evolve. Quanto ne risente il suo lavoro?
“La bellezza è lo specchio della società. È innegabile che si evolva. La moda stessa è uno specchio e vuole essere uno specchio della società. Faccio una premessa: quando si parla di modelle e di televisione, si fa riferimento a due modelli di bellezza completamente differenti e lo si vede dalle diverse caratteristiche fisiche richieste dalla passerella o dal piccolo schermo. Allo stilista continua a piacere che l’abito cada sulla figura esile, sottile, alta, quindi questo non è cambiato. Sono cambiate le tipologie delle modelle, negli anni 80 – anni ricchi, anni di esplosione , anni di Milano da bere – la modella era Cindy Crawford, Naomi Campbell, si erano magre ma non sicuramente introspettive, erano modelle molto leggibili, solari, in salute, morbide nelle forme. Ultimamente le modelle hanno una bellezza difficile da leggere, particolare che il grande pubblico non riesce nemmeno a capire e la moda è sempre più donna evanescente, molto sottile e elegante. La televisione invece ha scelto una direzione diversa e continua a proporre la bellezza formosa e accattivante che enfatizza la femminilità.”

– Qual è la tendenza nelle sfilate di moda? Quali le ultime tendenze?
“Quello che nella moda sta accadendo, è il riflesso della società,  è che si è molto aperta alle etnie. Dieci anni fa poche erano le modelle di colore o quelle orientali. Fino a 15 anni fa era molto difficile avere le donne dell’est, non le potevi avere perché non potevano uscire dai loro paesi. Ora invece, ed è molto bello, quando vai alle sfilate ti trovi davanti delle bellezze veramente multietniche. Un dato che fa onore alla moda. Oggi più che alla bellezza in carne ed ossa, conta la fotogenia, ovvero quanto la donna possa far pensare a cosa c’è dietro. Dunque non una bellezza che ti viene addosso e che ti travolge, ma una bellezza che ti metti a guardare e quindi cominci ad immaginare e a fartela tua. Questa è un po’ l’evoluzione chiave che c’è stata.”

– E sempre a proposito di bellezza, non più solo donna. È così?
“È cosi! Quello che sta cambiando nel mondo è che oggi genera più attrazione la bellezza maschile di quella femminile, ma direi che quasi c’è stato un sorpasso. Nei programmi televisivi fa più audience l’uomo, gli attori sono stragettonati, quindi c’è una fortissima attenzione della massa basica delle persone per la bellezza maschile. Nell’esperienza che abbiamo fatto in questo Sanremo con Paolo Bonolis, che è un forte intenditore dei cambiamenti dei tempi,  abbiamo suggerito di pensare alla bellezza maschile. È stata una grande soddisfazione ed un elemento innovativo di questo festival. Why not ha proposto David Gandy, Paul Sculfor, Nir Lavi e Ivan Olita che a 21 anni ha già fatto due edizioni per un programma televisivo di all-music come v-jay. Le abilities e le capacità si stanno sposando con il concetto della donna, la bellezza si sposa con il concetto dell’uomo. Nelle agenzie di moda in proporzione erano sempre più donne che uomini, che si accostavano all’idea della professione di modelle, adesso siamo arrivati ad un 50/50, di conseguenza anche nella ricerca dei talenti se prima era un uomo in mezzo a dieci donne, adesso sforniamo uomini e sforniamo donne. Se prima nei calendari c’era la velina, la show girl, la conduttrice televisiva, adesso c’è l’uomo. David Gandy ha fatto il calendario per Dolce e Gabbana, non eravamo abituati a questo concetto.”

 

 

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